L’esorcismo dell’infinito cerca nuove innumerevoli forme. Le
poetiche dell’arte –tra storiche e ricorrenti avanguardie e nel cuore dei
periodici ritorni al classico- trattano di volta in volta la lontananza come simulacro, o come citazione
manieristica della perduta prospettiva o come sconfinamento tutto raccolto nel
chiuso di una stanza, nelle linee
di un oggetto, nella fissità di uno sguardo, nell’eleganza di un disegno.
La persistenza dell’azzurro -in
funzione di similitudine del lontano, più che come significante del lontano-
dichiara il legame con la tradizione. Che è un legame d’ossequio, d’ironia, di
eredità ineludibile, di maniera. Un catalogo dell’azzurro racconterebbe, lungo
l’avventurosa vicenda di molteplici e contrastanti esperienze pittoriche, la
storia di una paradossale fedeltà. Che i tradimenti, naturalmente, confermano.
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Yves Klein, IKB 3, Monochrome bleu sans titre, 1960 / L'Arbre, grande éponge bleue, 1962 |
UNA PASSEGGIATA ATTRAVERSO GLI ORIZZONTI DEL POMPIDOU CON ANTONI PADRÓS
Edvard Munch "L'oeil modern 1900-1944" Centre Pompidou 2011
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